Daga da parata, nota come mano sinistra o main gauche, realizzata in Italia settentrionale (Ducato di Milano o Repubblica di Venezia) nella prima metà del XVI secolo, essa rappresenta un esempio straordinario dell’arte armiera rinascimentale italiana. Pur rientrando nelle tipologie formali diffuse nel XVI secolo, si distingue per l’impiego integrale dell’acciaio damasco forgiato, tecnica complessa e prestigiosa, utilizzata qui per ogni singolo elemento dell’arma.
L’intero manufatto è caratterizzato da una raffinata progettazione dei cosiddetti “pacchetti” di damasco, differenziati per ciascuna parte al fine di ottenere effetti decorativi coerenti con forma e funzione. Lama: a doppio filo con doppia scanalatura, presenta un disegno damascato che enfatizza visivamente lo sviluppo longitudinale. Elsa: con bracci incurvati e ampio ponticello di parata, realizzata sorprendentemente in un unico elemento, mostra una tessitura più compatta e concentrata. Impugnatura: il motivo richiama il filo metallico intrecciato tipico dei rivestimenti coevi. Pomo: a caratteristica “testa di gatto”, tipologia riconducibile all’Italia settentrionale, valorizzato da un damasco orientato secondo i profili levigati.
L’insieme rivela un controllo tecnico ed estetico eccezionale, in cui ogni trama si armonizza con la geometria delle singole componenti, restituendo un oggetto perfettamente equilibrato sia nel peso che nella forma.
La lavorazione del damasco forgiato, largamente dimenticata in Europa tra V e XV secolo per la sua difficoltà esecutiva, fu riscoperta nel Rinascimento, quando la domanda delle corti europee spinse i maestri armaioli verso livelli sempre più elevati di eccellenza tecnica e decorativa.
Un importante confronto è offerto da un pugnale del XVI secolo conservato presso il Museo Hermitage, acquistato a Milano dallo zar Pietro il Grande verso il 1680, che testimonia la capacità delle officine nord-italiane di produrre eccezionale acciaio damasco.
Particolarmente significativa è la presenza di tre punzoni: una corona a diadema, un fleur-de-lys, e un terzo marchio a forma di foglia.
I primi due sono riconducibili alla corte di Francia e trovano riscontro nelle emissioni monetarie dei regni di Luigi XII e Francesco I, entrambi anche duchi di Milano. Il terzo punzone, isolato, potrebbe identificare il Magister armorum autore dell’opera, forse attivo al servizio della corte francese.
I rapporti tra la Francia e le officine lombarde sono ampiamente documentati: già nel 1466 l’armaiolo Francesco Missaglia fu presentato a Luigi XI per importanti commissioni, e alla fine del XV secolo numerosi maestri lombardi operavano stabilmente in Francia. Il Ducato di Milano era infatti considerato uno dei principali centri europei per la produzione di armi di lusso.
Non è tuttavia da escludere una produzione nell’ambito della Repubblica di Venezia, suggerita dalla forma del pomo e dalle tradizioni manifatturiere di aree come Brescia, Feltre e Belluno. In questi territori operavano maestri celebri come Ercole dei Fedeli, e si realizzavano armi destinate anche a dignitari francesi, tra cui Gian Giacomo Trivulzio, nobile, militare e politico italiano e maresciallo di Francia.
Infine, i contatti commerciali veneziani con il mondo orientale potrebbero aver favorito l’influenza delle lame in damasco mediorientali (come shamshir o yatagan), pur basate su tecniche differenti rispetto al damasco europeo.
Eccezionale il suo stato di conservazione.
Lunghezza complessiva: 44 cm
Lunghezza: 30,5 cm
Larghezza dell'Elsa: 9,5 cm
Peso: 295 gr.
Luigi XI: Re di Francia dal 1461 al 1483
Carlo VIII: Re di Francia dal 1483 al 1498
(*) Luigi XII di Valois-Orléans: Re di Francia dal 1498 al 1515 - Duca di Milano dal 1499 al 1512
(*) Francesco I: Re di Francia dal 1515 al 1547 - Duca di Milano dal 1515 al 1521