Il Carl Zeiss Jena D.F. 8×60H è un binocolo militare tedesco di altissimo livello, sviluppato nella seconda metà degli anni Trenta e considerato uno dei più prestigiosi strumenti ottici portatili prodotti da Zeiss nel periodo precedente alla Seconda guerra mondiale. La sigla D.F. indica Doppelfernrohr, cioè binocolo, mentre 8×60 identifica l’ingrandimento di 8 volte e gli obiettivi da 60 mm; la lettera H distingue questa particolare famiglia costruttiva, caratterizzata da una configurazione ottica e meccanica molto sofisticata. Intorno al 1938 gli 8×60 H, insieme ai grandi 8×60 destinati a installazioni fisse, erano considerati tra i migliori binocoli 8× disponibili al mondo e nessun altro produttore, oltre Zeiss, disponeva di qualcosa di realmente equivalente. L’8×60H si distingueva soprattutto per la notevole luminosità, l’elevata nitidezza e la qualità complessiva dell’immagine, caratteristiche che ne facevano uno strumento particolarmente adatto all’impiego militare e all’osservazione in condizioni di luce ridotta.
La produzione fu limitata e oggi gli esemplari originali sono estremamente difficili da reperire. Questo esemplare, con numero di serie 1835975, appartiene ad una piccola serie di 50 esemplari prodotti. Questa variante è indicata come seconda forma costruttiva con illuminazione notturna del reticolo. Il binocolo presenta una caratteristica riconducibile solo a questo modello, ovvero che la circonferenza del tubo obiettivo, è maggiorata. Nell'oculare destro è presente un particolare reticolo, riscontrato sino ad oggi solo su questo modello, utile alla valutazione delle distanze e delle dimensioni apparenti degli obiettivi.
Questo Doppelfernrohr 8x60H viene indicato un campo visivo di circa 154 metri a 1.000 metri. Il sistema di illuminazione notturna consentiva di rendere visibile il reticolo in condizioni di scarsa luminosità. Un filtro di colore rosso rendeva lo stesso estremamente visibile in condizioni di scarsa luminosità.
Su molti esemplari superstiti questa apparecchiatura è oggi incompleta: in questo specifico esemplare è perfettamente conservato e presente anche il tappo di chiusura.
Nel corso della produzione furono realizzate numerose varianti dell’8×60H. La forma originaria era priva dell’illuminazione notturna e non possedeva esternamente i supporti per la cinghia a tracolla.
Le differenze tra i vari 8×60H non si limitavano necessariamente agli elementi immediatamente visibili ma anche tecnico-costruttivi delle parti interne e la grande varietà costruttiva rende difficile una classificazione assolutamente rigorosa: prima che fossero conosciuti più esemplari con illuminazione notturna, i collezionisti tendevano infatti a distinguere soprattutto le versioni “con gradino” da quelle “a tubo liscio”, mentre l’esame di un numero maggiore di strumenti ha rivelato una quantità sorprendente di configurazioni intermedie.
Dal punto di vista storico e tecnico, l’8×60H occupava una posizione quasi unica. Nella seconda metà degli anni 30, Leitz produceva un 8×60 con schema Porro I, mentre Busch disponeva anch’essa di un Porro I 8×60; la famiglia Porro II di Leitz comprendeva un 12×60, ma prima del 1944-45 non produsse un equivalente Porro II 8×60.
Un prospetto Zeiss dedicato ai modelli militari indicava inoltre la possibilità di equipaggiare i binocoli con un comando centrale capace di regolare contemporaneamente entrambi gli oculari, ma specificava che tale soluzione veniva fornita soltanto su richiesta; si considera altresì improbabile che siano stati effettivamente prodotti 8×60H con questo dispositivo. Non risulta neppure una versione civile del D.F. 8×60, sebbene siano stati costruiti alcuni monoculari derivati dalla stessa concezione.
Oggi tutte le versioni dello Zeiss 8×60H sono molto rare e ricercate dai collezionisti di ottica militare. Il loro interesse non deriva soltanto dalla poca reperibilità, ma dalla combinazione di qualità ottica, complessità meccanica e particolare eleganza delle forme. La serie H è divenuta un modello “leggendario” a tal punto che non sono mai stati prodotti esemplari con pari caratteristiche. Viene inoltre riportato il giudizio di James Wilkie, secondo il quale i due modelli H sarebbero tra i binocoli esteticamente più riusciti e migliori mai costruiti. Per nitidezza, piacevolezza dell’immagine, luminosità e qualità costruttiva, lo Zeiss 8×60H rappresenta quindi uno dei vertici della produzione di binocoli portatili dell’epoca e, proprio per la sua rarità e per le numerose varianti realizzate in quantità molto limitate, rimane uno dei modelli più desiderati nell’ambito del collezionismo Zeiss e dell’ottica militare storica.
Questo esatto Doppelfernrohr 8x60H con numero di serie 1835975, pubblicato a pagina 443 e 444 del "libro verde" di Hans T. Seeger "Zeiss Handferngläser 1919-1946", è stato completato nel tempo delle parti originali delle quali era privo (oculari in gomma CZ Zeiss, cinghia tracolla specifica per modelli 8x60 e tappo illuminatore).
Inoltre un chip presente nel prisma destro non inficia in alcun modo nella visione in quanto al di fuori del campo riflettente.
Referenze:
Hans T. Seeger - "Zeiss Handferngläser 1919-1946": pagina 443 e 444
La Carl Zeiss prende il nome dal suo fondatore, Carl Zeiss, che il 17 Novembre 1846 scelse come sede della sua fabbrica di apparecchi ottici di precisione la piccola città di Jena, nella Turingia.
Grazie al severo controllo di qualità che Carl Zeiss impose ai suoi prodotti, arrivando personalmente a distruggere i microscopi che non passavano i test, la neonata Zeiss divenne fornitrice ufficiale dell'Università di Jena e ricevette nel 1861 la medaglia d'oro dell'esposizione industriale della Turingia come migliore strumento per la ricerca prodotto in Germania, assegnato al microscopio Stand I del 1857.
Nel 1866 venne prodotto il millesimo microscopio e il nome Zeiss divenne conosciuto in tutti i circoli scientifici europei. Grazie agli studi sul prisma di Porro, nel 1893 Abbe brevettò un binocolo a doppio prisma, che accentuava la percezione della profondità.
La produzione in massa di binocoli Zeiss iniziò nel 1894, già agli inizi del Novecento ne furono realizzati più di 30.000, agli inizi della prima guerra mondiale la quota era salita a 500.000 e, alla fine della seconda guerra mondiale, furono prodotti ben 2.260.000 binocoli per il mercato civile e militare. Furono realizzati modelli a partire dal 4x11 mm al 12x40 mm, fino ad arrivare a veri giganti come l'80 mm e il 100 mm. Grazie agli studi condotti sulla percezione della luce in situazioni di scarsa luminosità, venne dimostrato che la dilatazione media della pupilla in un adulto è di circa 7 mm.
Per questo motivo fu introdotto nel 1910 il modello 7x50 mm, rimasto sul mercato fino al 1917 con poche modifiche sui materiali utilizzati. Nel 1926 in seguito alla crisi post bellica della prima guerra mondiale con il trattato di Versailles che mandò in fallimento molte e importanti aziende tedesche La Zeiss acquistò la "C.P. GOERZ" e fondò nel 1926 la Zeiss Ikon.
Nel 1937 la Zeiss aveva contatti commerciali e stabilimenti sparsi in più di 29 nazioni nel mondo.
Dal '33 la Zeiss acquistò interesse da parte del regime nazista, che bilanciò la produzione verso gli strumenti militari. Produsse con successo binocoli con ottiche grandangolari per uso militare, sistemi ottici resistenti alla pressione per gli U-Boot, binocoli a periscopio per il puntamento dei carri armati. Inoltre macchine fotografiche Zeiss furono montate sulle V2 per operazioni di telerilevamento delle coste inglesi.
Il 1º Novembre 1935 la Zeiss, nella figura di Alexander Smakula, brevettò un procedimento per il trattamento dei vetri ottici dallo straordinario risultato in termini di trasmissione della luce. Rimasto segreto militare fino al 1939 fu adottato sui binocoli per ridurre le immagini fantasma e le riflessioni interne.
Durante la seconda guerra mondiale, numerosi furono i bombardamenti contro le fabbriche Zeiss. Jena venne bombardata diverse volte dagli Alleati a partire dal 1944. Stoccarda venne rasa al suolo, anche se la fabbrica della Contessa-Nettel subì pochi danni. Il bombardamento di Dresda, oltre a devastare la città, provocò danni notevoli anche alla sede della Zeiss Ikon.
Il 13 Aprile 1945 le forze militari americane entrarono a Jena, sorprendendosi di come i bombardamenti non avessero provocato danni importanti. Il planetario principale era in rovina, mentre le fabbriche rimasero operative.